CENTRAL UNIT – DEMOS 2001 Central Unit (no catalogue number)

Finalmente lo spazio di NO WARNING! si apre alle realtà Italiane : Central Unit è il primo gruppo che ha avuto la bontà di contattare il sottoscritto per proporre il proprio lavoro ai lettori di questo spazio, superando la controproducente spocchia della maggioranza dei loro colleghi Italiani e confermando la mia sensazione che in realtà i musicisti del Bel Paese non hanno nulla da invidiare, sul piano della preparazione, ai loro colleghi stranieri. Certo non stiamo parlando dei primi arrivati, ma di un gruppo con un curriculum non trascurabile. Il primo line up è databile Maggio 1980, quando Natale Nitti (tastiere e voce), Alberto Pietropoli (sax, tastiere e voce), Enrico Giuliani (basso) e Roberto Caramelli (drum programming e tastiere) irrompono nella scena musicale Bolognese. All’attivo del gruppo figurano il debut EP Loving Machinery del 1982 e l’album Central Unit del 1983, prodotto da Peter Principle dei Tuxedomoon e pubblicato dalla CGD, più un paio di colonne sonore, mentre l’attività on stage li ha visti come opening act per Monochrome Set, Spandau Ballett, Bill Laswell, Ivano Fossati e Einsturzende Neubauten. Allo scioglimento del contratto con CGD prima e del gruppo stesso dopo, seguono un paio di infruttuosi tentativi di reunion, finchè nel 2000 si arriva alla ricostituzione di Central Unit con i membri originari Alberto Pietropoli, Enrico Giuliani e Roberto Caramelli e con l’innesto del giovane Riccardo Lolli alle tastiere ed alla voce solista. Il risultato è questo CD promozionale dal semplice titolo Demos 2001, lavoro interessante e maturo in cui vengono fusi numerosi linguaggi musicali provenienti da diverse aree geografiche. L’iniziale Aiumassah ad esempio è pregna di quel flavour mediorientale che ha caratterizzato diversi episodi della carriera solista di Mick Karn, ed anche la linea di basso su cui si sviluppa la traccia rievoca lo stile del musicista di origine Cipriota. Suoni campionati provenienti dalla rete della metropolitana di Londra (che tuffo al cuore sentire quella voce femminile che annuncia “This train terminates at …”) scandiscono lo svolgimento di Tube 6, brano tecnologico di rara bellezza che sembra fuoriuscire da quel capolavoro che è Stone To Flash di Steve Jansen e Richard Barbieri, dinamicamente teso a ricreare le sensazioni di una corsa sui binari dell’underground. Curiosamente in Mas Rapido mi imbatto anche in alcuni passaggi che mi ricordano le soluzioni dei Simmetrie, una poco conosciuta band Italiana dei primi nineties fautrice di un elaborato progressive rock a cavallo tra fusion e tentazioni canterburiane. Sicuramente sia in questo pezzo che nella successiva Stillsand i Central Unit evidenziano un convincente utilizzo dei fiati, che conferiscono alle tracce una suadente sensazione di rilassatezza su un tessuto indiscutibilmente ambient. Music For Airports? No, sebbene possano emergere influenze prossime al geniale sperimentatore di origine Belga la musica di Central Unit è comunque indissolubilmente (anche se spesso in maniera sfumata) legata allo spiccato senso melodico che rende inconfondibile la musica prodotta da musicisti Italiani, si spiega così l’unità stilistica che accomuna i brani di composizione del gruppo con il remake di Areknames di Franco Battiato. E come fare a non rimanere affascinati dal lento delinearsi dell’ottima Rock Onze, track di quasi tredici minuti che rievoca i fasti di The Sahara Of Snow di Bill Bruford, in cui si evidenzia il gran lavoro di Pietropoli al flauto. Vorrei poter trovare un difetto in questo lavoro, onde evitare di essere tacciato di eccessivo zelo nel recensire un gruppo di miei connazionali, ma per quanto mi sforzi non riesco a trovarne. Posso anzi sentenziare che sarebbe un delitto se a questo materiale non venisse trovata una sistemazione in veste ufficiale che lo renda fruibile al pubblico. L’incredibile gioco di chiaroscuri al confine tra Porcupine Tree e la Premiata Forneria Marconi di Jetlag su cui si snoda la stupenda Tenemos 5 IBM conclude una raccolta di demos ambiziosa e riuscita, degna di figurare tra le migliori releases alternative di quest’ultimo periodo.

Luigi Ametta

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