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CENTRAL UNIT - CENTRAL UNIT + LOVING MACHINERY MP Records MPRCD043
Ritroviamo in questo spazio i bolognesi Central Unit, band che ci ha piacevolmente sorpreso tempo fa con una convincente raccolta di demos che segnava l’avvenuta ricostituzione del gruppo con l’inserimento di Riccardo Lolli. Quello di cui andiamo a trattare non è ancora il nuovo lavoro, atteso peraltro a breve, ma la ristampa ad opera dell’etichetta M. P. Records dei primi due prodotti discografici di Central Unit, l’EP Loving Machinery e l’album omonimo : siamo al cospetto di una doverosa testimonianza di un’epoca, i primi anni ottanta (adeguatamente ripercorsi dalle note inserite nel booklet), che pur tra mille contraddizioni ha aperto la strada a numerose altre esperienze musicali. Chi all’epoca era adolescente o poco più ricorderà sicuramente le feroci contrapposizioni tra i due fenomeni più rilevanti del periodo, New Wave (più o meno dance) ed Heavy Metal. Sonorità sintetiche e nuove prospettive di utilizzo della strumentazione da una parte, roboanti chitarre distorte e fisicità dall’altra : un solco profondissimo tra di loro, ma queste due forme di espressione musicale erano accomunate da una innegabile voglia di cambiamento dopo la sbornia di rock ridondante dei seventies e gli autarchici oscurantismi cantautoriali a cavallo dei due decenni. A distanza di vent’anni non si può non riconoscere l’importanza che hanno avuto queste due tendenze musicali nello sviluppo dei fenomeni successivi : se oggi non ci fa specie leggere nei credits di un nuovo disco termini come programming lo dobbiamo anche al pionieristico lavoro di musicisti che hanno smanettato su antiche drum machines per costruire le loro strutture ritmiche o che hanno saturato i pochi bit di memoria dei primi synth digitali con patterns da loro programmati. Allo stesso modo se oggi apprezziamo l’elevato tecnicismo di autentici virtuosi delle sei (o più) corde non dobbiamo trascurare la seminale importanza di coloro che per primi pigiarono il piede sull’acceleratore. Torniamo quindi indietro di un ventennio ed ascoltiamo con piacere un po retrò questi due lavori, con le versioni originali di tracce rielaborate recentemente in Demos 2001 come Mas Rapido, Où Papé D’Où Marocù, Aiumassah! e Rock Onze; alcune cose possono ricordare anche l’Eddy Jobson di Themes Of Secrets, mentre Detective Fredd non è distante da quanto fatto dai Twelfth Night nell’EP Art And Illusion e sul Virgin album. Se non siete allergici alle sonorità artificiali degli eighties questo disco non vi dispiacerà, attendiamo intanto con interesse il nuovo album Internal Cut. Luigi Ametta |